Lo sciopero PDF Stampa E-mail
Scritto da Administrator   
Lunedì 01 Marzo 2010 00:10

Il nostro è uno strano Paese. Un Paese in cui ogni giorno i tg delle varie reti ci bombardano con pochi messaggi, sempre quelli: la giustizia italiana non funziona, occorrono riforme che risolvano i veri problemi, le intercettazioni telefoniche ad esempio, o i giudici "talebani". E poi, il nodo irrisolto degli stranieri entrati in Italia in modo irregolare, da affrontare seriamente perché la situazione è insostenibile, la delinquenza è fuori controllo e il senso di insicurezza regna sovrano in molte città d'Italia.

Il bombardamento mediatico è tale che ne siamo quasi convinti; poi, però, salta fuori la realtà quella vera e ci chiediamo in che razza di paese (in minuscolo, questa volta) viviamo e se non è il caso di ripensarlo, perché non è questa, forse, l'Italia che vogliamo.

L'asciutta cronaca racconta di una ragazza rispedita in Russia, da dove era giunta dodici anni fa, in quanto trovata dai carabinieri con il permesso di soggiorno scaduto. Dura lex, sed lex. Se ne sono accorti per caso, perché lei, da brava cittadina, multata perché non aveva esposto il talloncino dell'assicurazione sull'auto, era andata in caserma per risolvere il problema. E invece, ecco che Lira, questo il suo nome, si è scoperta "criminale" e come tale è stata trattata: trattenuta in caserma dalle 10 del mattino alle 7 di sera e poi, dopo una breve sosta a casa per mettere insieme un pò di vestiario e di oggetti personali, spedita in un "Centro di identificazione ed espulsione" e, dopo neppure dieci giorni e senza aspettare che il suo ricorso venisse discusso, rispedita in patria. Ma come, la nostra non è una giustizia che non funziona?!?! No, nel caso di questa tranquilla ragazza russa ha funzionato fin troppo bene.
Lira, 31 anni, un lavoro da cameriera in un locale nel cuore di Vasto, piccolo centro abruzzese, si credeva una "regolare", pagava le tasse e in Italia, oltre a un lavoro stabile, aveva affetti e amici. Tutto questo non è servito, è bastata una cattiva comprensione del "burocratichese", il linguaggio utilizzato in Italia su qualsiasi modulo "ufficiale", per incastrarla nella macchina repressiva che l'Italia ha studiato per, è stato scritto, “essere forte con i deboli", tanto quanto si dimostra debole con i forti.

Sarebbe bastato poco per evitare situazioni assurde come questa, ad esempio che, prima di imbarcarsi in leggi repressive come la Bossi-Fini, si fosse affrontato e risolto il problema di chi in Italia c'è già da tempo, vive una vita del tutto normale e, ciò nonostante, deve temere di trovarsi da un giorno all'altro cacciato via per una dimenticanza o un'incomprensione. Per molti di noi è un problema di scarso impatto, in fondo italiani ci siamo nati, e poi i media nazionali non se ne sono dati pena, abbiamo problemi più seri.  Per fortuna, però, c'è ancora chi si indigna e il fatto di cronaca, pur raccontato a malapena nelle pagine locali del Messaggero, grazie all'impegno di Fabio Smargiassi, segretario del Circolo PRC Sante Petrocelli di Vasto, è stato ripreso da diversi siti internet.

Al momento, Lira è ancora in Russia e non può tornare, in quanto il suo ricorso è stato respinto dal Giudice di Pace di Chieti, ma i suoi legali si stanno impegnando per risolvere in modo positivo la vicenda. A noi, non resta che  aderire virtualmente alla giornata di protesta meglio nota come "sciopero degli immigrati"  che  oggi 1° marzo per la prima volta avrà luogo in Italia, e sperare che questo Paese non perda definitivamente per strada quel cuore e quell'umanità che, una volta, ne erano tratti peculiari.

 

Russianecho.net

 

 

Commenti
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thomas   |2010-03-02 09:48:43
Condivido in pieno il senso dell'articolo, tanto più che ho degli amici
kosovari che da molti anni tentano di ricevere lo status di rifugiati in
Italia.
Forse bisogna seriamente interrogarsi se questo è davvero il Belpaese
che tutti dicono o forse il suo contrario.
Solidarietà a tutti gli stranieri
onesti che vivono e lavorano in Italia!!!
E vergogna per chi fa di tutto per
discriminarli, vessarli o anche peggio.
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Ultimo aggiornamento Lunedì 15 Marzo 2010 18:41
 
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